PINETA DI SORTENNA, LA BELLEZZA CHE CURA.

La storia dei Sanatori in Valtellina comincia nel lontano 1903, dove sulle pendici del monte Sortenna viene progettato dall’architetto Giuseppe Ramponi un edificio in stile liberty dedicato all’impresa di Ausonio Zubiani, medico condotto di Sondalo. Esistono due tisi, quella dei ricchi che qualche volta guarisce e quella dei poveri che non guarisce mai: secondo il dottor Zubiani lottare contro la tubercolosi significa lottare prima di tutto contro la povertà, e come dargli torto in quegli anni. Vita all’aperto, ambiente salubre, riposo, superalimentazione – talvolta anche solo alimentazione! – , clima montano, sole: ecco la ricetta per guarire dalla tubercolosi.

Il linguaggio architettonico: ritmi traforati.

Nel 1902 Ausonio Zubiani costituisce la Società di accomandita semplice per la costruzione del Primo sanatorio italiano per ammalati di petto e il 18 ottobre 1903 viene inaugurato il Primo Sanatorio italiano di Pineta di Sortenna a 1250 m. s.m.; Ausonio Zubiani ne sarà il direttore fino alla sua morte, avvenuta il 20 marzo 1921 a soli 51 anni. Pineta di Sortenna è un Sanatorio destinato alla clientela benestante, ha 50 posti letto che divengono 120 nel 1911 – nel 1939, con la costruzione di una nuova ala, se ne aggiungono altri 100.

Scorci.

L’idea di Zubiani non è, inizialmente, quella di costruire un sanatorio per ricchi. Ci si deve adattare; dopo aver tentato insieme ad altri medici di portare avanti con spirito filantropico la ricerca di fondi per una struttura dedicata ai non abbienti. L’inizio di tutto, se così si può dire, è la cura di un suo parente stretto colpito dalla tisi in modo grave e curato con l’elioterapia. Inizia ad accogliere in case in affitto presso Sondalo alcuni pazienti da curare mettendo in pratica i principii della climatoterapia alpestre, segue poi l’idea di un vero e proprio Sanatorio strutturato – a seguito della visita dei già esistenti sanatori di Davos e Leysin in Svizzera.

Il liberty che sopravvive.

Ramponi riesce a tradurre le idee di Zubiani in linguaggio architettonico: realizza una struttura leggera, quasi assimilabile ad un ricamo, grazie al ritmo traforato delle facciate che si declinano in verande e terrazze. Internamente, essendo come già detto una struttura per clientela abbiente, è dotato di camere singole, sale per la musica e per la conversazione.

Bellezza e funzionalità possono convivere.

Oggi l’edificio, visitabile su prenotazione, si presenta notevolmente rimaneggiato – soprattutto negli anni ’70 – essendo divenuto un centro di spiritualità gestito dalle Suore della Misericordia. Non ha perso, nonostante ciò, il fascino del liberty e certi elementi architettonici che lo contraddistinguono sono stati gelosamente conservati. Il complesso ha ad oggi, in un momento in cui le vocazioni scarseggiano – e forse anche la spiritualità? – un futuro incerto. Ideale sarebbe pensarlo forse come struttura ricettiva, che strizzi però l’occhio alla sua bellezza tutelandone storia, arte e forme architettoniche. Per informazioni relative alle visite guidate si rimanda a questo link: https://www.sondaloturismo.it/visite-guidate-al-villaggio-morelli-e-pineta-di-sortenna/

Vetrate.

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