Sanatorio 28 Ottobre, dall’eccellenza allo sfacelo.

Visto il caldo torrido, oggi andiamo a rinfrescarci le idee in un ex sanatorio ubicato a 800 mt circa di altitudine: siamo a Valledrane, località di Treviso Bresciano affacciata sullo spettacolare Lago d’Idro. Abbiamo già nominato questo luogo raccontando la storia dell’omonimo Forte, che trovate qui –>https://cameraobscura.blog/2020/02/28/il-forte-di-valledrane-la-sentinella-del-lago-didro/.

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Il lettino medico in uno degli studi del Sanatorio.

Poco prima del forte, sulla medesima strada, si trova il sanatorio che è ormai stato inghiottito parzialmente dalla vegetazione. Sebbene sia conosciuta come Sanatorio di Valledrane, questa struttura si chiamava Sanatorio 28 Ottobre – dal giorno in cui fu inaugurata nel lontano 1928.  Un salto indietro di quasi cent’anni, uno di quei viaggi nel tempo che preferisco, dato che la storia della sanità da sempre mi appassiona. Nel ’28 siamo in piena campagna antitubercolare, e Valledrane già da tre anni è conosciuta per le sue condizioni climatiche favorevoli: dal 1926, infatti, è nata la Colonia Benito Mussolini che cura con l’elioterapia i bambini più gracili e dispone di ben 130 posti letto.

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All’ingresso della Cappella.

Le strutture per la Colonia Montana sono in parte state recuperate riadattando le casematte del vicino Forte, che peraltro è collegato all’area boschiva vicino al sanatorio da passaggi e gallerie di cui si vede oramai solo l’imboccatura. Da questo iniziale progetto colonico, che diventa permanente, si passa ad un vero e proprio sanatorio: aprirà i battenti come detto nel ’28 e li chiuderà definitivamente nel ’78. Sino al 2010 circa le strutture rimangono di proprietà dell’Opera Pia Sanatorio Infantile di Valledrane, poi divenuta Fondazione.

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L’interno della Cappella.

Già nel 1998 vede la luce un progetto di riqualificazione: partono i lavori ed i finanziamenti per realizzare un Centro di Ecologia Alpina. Manutenzione, forniture, persino pannelli fotovoltaici: e poi? Nel 2012 leggiamo, su Valle Sabbia News, che la vicenda di Valledrane è finita in tribunale. Lo scontro giudiziario vede protagonisti l’allora Presidente della Fondazione ed il Presidente dell’Associazione “Amici di Valledrane”.

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Qualche mobile sopravvissuto.

Sembra che nel 2012 la struttura venga descritta come ben riorganizzata e sistemata, assolutamente non degradata, e pronta per ospitare 70 persone – con ambienti destinati, oltre che all’alloggio, alla ricerca e allo studio. Cosa succeda dopo, non riesco a ricostruirlo – anzi, se qualcuno del luogo avesse notizie recenti, sarei ben lieta di apprenderle.

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Qualche simpatico cacciatore di fantasmi ha apparecchiato la tavola.

Quel che è certo è che oggigiorno l’apparenza è quella di una terra di nessuno. Come al solito i famosi cacciatori del paranormale hanno invaso come orde barbariche gli edifici, andando a caccia di presunti spiriti. Le compagnie di ragazzi hanno fatto di peggio, asportando sanitari e lanciandoli contro le vetrate (è un classico della devastazione, dovrei forse interpretare questo gesto freudianamente).

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I bagni.

Qualche spiritoso apparecchia persino la tavola per i fantasmi. Per un po’ è stato possibile l’accesso per alcuni eventi autogestiti, tra i quali ho trovato notizia di una sorta di gioco di ruolo della durata di un intero weekend che si sarebbe tenuto in loco nell’anno 2016: un’idea inusuale, sicuramente interessante, che ha rimesso in gioco l’identità del luogo abbandonato.

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Abbondanza di vasi da notte,

Nelle soffitte sono ancora presenti i faldoni con le cartelle cliniche dei piccoli ospiti del sanatorio: radiografie ormai sbiadite dal tempo, date di nascita e morte, di ingresso ed uscita, diagnosi, prescrizioni, diari delle presenze. Un peccato vadano perduti, sono piccole storia con la minuscola che, se messe insieme, formano la Grande Storia così come l’abbiamo studiata sui libri.

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Scorci…

Sebbene la maggior parte degli ambienti sia stata come abbiamo detto rivista in occasione della ristrutturazione, alcune stanze rimangono intatte come piccole capsule del tempo. Nella cappella si respira ancora l’odore degli anni ’70, coi pannelli in legno a coprire le pareti laddove non siano stati asportati. Il confessionale in bella vista sembra raccontare ancora oggi i piccoli peccatucci di ragazzini con le calze sino al ginocchio – pensieri proibiti, magari fatti di nascosto sotto al letto, con qualche pagina di giornaletto finita chissà come lì dentro. Certi segreti del resto non si svelano mai. Vicino al sottotetto rimane una stanza con i vecchi letti e comodini.

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Poltrone oramai scomparse.

Vasi da notte e seggiole sono accatastati un po’ ovunque nella parte vecchia; vi erano delle sedie da cinema, qualcosa – come sempre accade – è poi sparito dalla circolazione.

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Le sedie da cinema.

Ancora  una volta chi promuove l’opera è Eugenio Morelli, del quale abbiamo parlato in occasione del nostro articolo sul Sanatorio di Prasomaso in zona Sondrio. Del resto il Morelli, in qualità di segretario del sindacato dei medici, si occupa esattamente di scegliere i luoghi idonei alla costruzione dei sanatori – capisaldi del programma fascista di lotta alla Tbc. In loco si possono ancora trovare numerosi opuscoli che pubblicizzano le cure elioterapiche, le lunghe esposizioni al sole ed il riposo. L’opuscolo ci informa inoltre che permanentemente nell’istituto sono presenti un pediatra ed un tisiologo, con gabinetti medici moderni dotati di tutte le attrezzature. Si tratta di brochure complete di cartina, fotografie d’epoca e presentazione del luogo, le cui parole d’ordine sono “salubrità e serenità”:

“La località ben orientata al sole e protetta dai venti gode di un clima piuttosto mite, con modeste oscillazioni giornaliere di temperatura e pressione barometrica, con bassa gradazione di umidità atmosferica ed assenza di nebbia e di eccessiva nuvolosità: caratteristiche climatiche che consentono, in ogni stagione dell’anno, la massima utilizzazione della vita all’aperto.”

l Sanatorio offre infatti grandi spazi esterni, un cortile ampio dove i bambini possono radunarsi e giocare, sempre sotto l’occhio vigile delle Suore e del Sacerdote. Qui sotto vediamo il porticato ed il prato antistante ieri ed oggi… e ci salutiamo sino alla prossima esplorazione.

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Un confronto. La foto d’epoca è sul sito http://www.centrorsi.it/notizie/Archivio-storico/1943-Treviso-Bresciano-Bs-Sanatorio-infantile-B.-Mussolini.html

 

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