Il sanatorio di Arliano, la prua della nave che affonda.

Ci risiamo coi Sanatori, questa volta per scovarne uno ho guidato fino in provincia di Lucca. Arliano, frazione collinare: qui sorge uno spettacolare – è proprio il caso di dirlo – complesso sanatoriale costituito da due ali laterali congiunte, centralmente, da un edificio che si protende verso la valle con la forma della prua di una nave.

Fotografia d’autore presa dal sito ufficiale di vendita dell’immobile, https://www.investintuscany.com/venditabeni/project/ex-sanatorio-e-residenza-assistita-arliano/

Architettonicamente è interessantissimo: nell’edificio centrale trovano posto tutti i servizi di comunicazione tra i piani – scale ed ascensori; esternamente la facciata della “prua” è decorata con elementi a forma circolare e fascioni rossi orizzontali. Le finestre delle due ali laterali sono sfalsate; il tutto contribuisce a rimarcare esteticamente l’andamento della volumetria e a sottolineare il contrasto tra le linee rette dei padiglioni laterali e la dominante curva del corpo centrale.

Una delle poche sale in cui è rimasta una parvenza di mobilio.

L’area copre ben 4.200 metri quadrati e la posizione è stata, come quasi sempre accade per le strutture sanatoriali, scelta con cura meticolosa: la collina riceve molto sole ed una salutare ventilazione proveniente dal mare. Costruito negli anni ’30 come preventorio antitubercolare su progetto dell’architetto bresciano Angelo Bordoni (1891 -1957), durante la Seconda Guerra Mondiale fu riconvertito in Ospedale Militare e terminò la sua funzione sanatoriale negli anni ’50. Primo abbandono.

Scorci pittoreschi.

Negli anni ’70 divenne un centro per anziani e negli anni ’80 ospitò la Scuola media dell’Oltreserchio. Brevi parentesi; negli anni ’90 invece si assistette ad un recupero più funzionale: il CEIS di Lucca – un’associazione nata dall’azione del parroco Don Bruno Frediani, di cui volentieri lasciamo il link https://www.ceislucca.it/ – ne fece una residenza per ex-tossicodipendenti, ex-alcolisti e malati di AIDS. Non si trattava solo di ospitare queste persone ma di tentare la strada del loro reinserimento nella società; per questo nell’ex preventorio furono creati dei laboratori – dicono esser stati molto ben gestiti – di varie attività quali falegnameria, macelleria ecc.

Decadimento.

Durante gli anni del CEIS la struttura fu sicuramente curata e manutenuta molto bene, anche con l’aiuto degli ospiti. Purtroppo negli anni 2000 la struttura fu dichiarata non più adeguata per lo scopo ed il CEIS trasferì la sua attività altrove. Da allora, pare che nell’ex sanatorio tutto si sia svolto secondo copione: qualche comunità rom, qualche bivacco di senzatetto, i soliti ladruncoli, i writers, eccetera.

Arte?

Quando entro mi colpisce la devastazione. Forse alcuni luoghi sono più sfortunati di altri; essendo più isolati risulta più facile invaderli, distruggerli. Stuprarli. Sì, perchè è questo che vedo, è questo che passa: un luogo violentato, dove il passato e le memorie non solo non hanno ricevuto il dovuto rispetto ma sono state volutamente calpestate, tradite. E’ un luogo che urla. Che urla con le voci di tutte le persone sofferenti che vi hanno transitato – malati, tossicodipendenti, bambini. Le testimonianze della presenza dei bambini sono quelle che impattano di più: arrivano dritte al cuore, come il sole a mezzogiorno, senza alcuna possibilità di ombra.

I muri del penultimo piano.

I loro sogni disegnati. Ma soprattutto, le impronte delle loro piccole mani colorate. Sembrano parlare per il luogo, sembrano dargli voce: non lasciateci qui. Non abbandonate i ricordi, perchè facendolo, si perde sempre. Me ne vado con la tristezza nel cuore.

Manine.

Stato attuale del bene: in vendita da parte della proprietà – che è l’ASL – in asta; già diverse sono andate deserte, strano a dirsi, no? Alla prossima, stavolta con tanta amarezza.

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