Ex Caserma Magnolini a Gargnano

Gargnano, comune meraviglioso sul Lago di Garda. Viaggiando sulla Strada Gardesana in direzione Riva del Garda si nota un imponente edificio sulla sinistra, su una delle pareti che danno sulla strada si legge ancora: “Prepariamoci per difendere l’impero. Le giovani armate di domani. E poiché esse sono animate dallo spirito fascista, saranno invincibili.”

Palestra “Alto Garda”.

Come prevedibile, la presenza di questa iscrizione fascista ha creato scompenso in più di un animo. La vegetazione sino al 2021 fa la nascondeva parzialmente alla vista; ora invece alimenta la diatriba tra chi la vorrebbe lasciare in quanto testimonianza storica e chi la vorrebbe cancellare in quanto vergognoso lascito di un passato da dimenticare. Inutile dire che, personalmente, sono sempre contro il revisionismo storico di chi pensa eliminando scritte – statue – targhe e quant’altro di operare una sorta di giustizia etica.

In una delle stanze.

Il passato è storia e la storia, qualsiasi essa sia, va conosciuta, indagata, studiata, capita. Non cancellata. Altrimenti, ragionando in modo siffatto, dovremmo radere al suolo l’intera Caserma: infatti nel periodo della Repubblica di Salò ospitava la 44esima Centuria Nazionale Forestale e la guardia personale di Benito Mussolini – che risiedeva poco distante nella Villa Feltrinelli. E quindi non sarebbe essa stessa testimonianza di quel passato vergognoso?

Lo splendido ingresso

Ma andiamo oltre le polemiche dei falsi perbenisti, come li considero io. Le notizie più vecchie risalgono al 1600: su quel fondo agricolo fu eretto un convento intitolato a San Carlo Borromeo, poi distrutto a inizio 1800 quando il terreno fu venduto a famiglie benestanti gargnanesi. Queste costruirono verso la fine del 1800 l’edificio sulla strada, che le carte riconoscono come una cartiera avviata con poco successo e velocemente chiusa [Giulia Samuelli, Tesi del 2011].

Parte degli interni in disuso da più tempo.

La ex Caserma Magnolini – che non si chiamava Magnolini – ha dunque una storia lunga e di tutto rispetto: divenne caserma nel 1913 come presidio militare dell’Alto Garda, allora terra di confine con l’Impero austro-ungarico, fu centro di reclutamento durante la Grande Guerra e venne poi lasciata in disuso per un po’ a partire dalla fine degli anni ’20, dopo essere stata Sede del V distaccamento degli Alpini.

Il meraviglioso pavimento a scacchi.

Naturalmente tornò a svolgere la sua funzione durante la Seconda Guerra Mondiale; e pensate che da qui partirono i battaglioni Alpini Vestone, Val Chiese e Verona per la Russia; destinati al Don e infine a Nikolajewka. Il 1° aprile 1943 fu posta nell’atrio dell’ingresso una lapide con la seguente iscrizione: “In questo nido gli aquilotti del Vestone Val Chiese Verona misero le penne e spiccarono il volo verso le desolate steppe del Don, dove ben usarono il rostro e gli artigli.” Come abbiamo già detto, durante la RSI ebbe il suo ruolo come quasi tutti gli edifici storici della zona.

I vecchi bagni

Fu nel Dopoguerra che prese l’attuale denominazione, in onore di Leonida Magnolini, Medaglia d’Oro al valor militare: partecipò alla campagna sul fronte occidentale nel 2º reggimento artiglieria alpina, gruppo “Val Camonica”. Nel 1941 fu promosso a sottotenente e l’anno successivo trasferito nel gruppo Bergamo dello stesso reggimento, come comandante di una sezione del reparto munizioni e viveri. A luglio del medesimo anno partì per la Campagna di Russia, e durante la ritirata di Nikolaevka, mentre organizzava la difesa italiana presso Nikitowka, il 26 gennaio 1943 fu ferito a morte.

Cespiti… più che testimonianze belliche.

Negli anni ’60 la Caserma ospitò rifugiati provenienti dalla Tunisia, poi dal 1982 divenne sede della Agricoop e successivamente anche di altre associazioni – la Comunità Montana, i Volontari del Garda con un loro distaccamento, una palestra di boxe, alcune realtà artistico-teatrali.

Vista lago

E oggi? Oggi lo stato di totale abbandono. Perchè? L’edificio è di proprietà del Demanio, il Comune di Gargnano lo aveva affittato – peraltro accumulando debiti per 62.911,18 euro – per dare una collocazione alle realtà suddette ed evitare appunto che versasse in stato di degrado ed abbandono. Nel 2013 il Demanio richiese un piano finanziario sostenibile al Comune, la cui idea era di utilizzare l’area come distaccamento dell’Università degli Studi di Milano (già presente a Palazzo Feltrinelli, in pease). Niente da fare. Ora vi sono le opzioni di acquisto: il gioco dell’acquisizione diventa più duro e complesso.

E piano piano la natura riprende i suoi spazi.

Il risultato? Ve lo mostro io in queste fotografie. Come a riassumere: quando la burocrazia e la legge fanno bene il loro lavoro. Prima quantomeno vi era una colonia di gatti… ora nemmeno quella. Un plauso al Comune che si sta battendo per il futuro dell’area; speriamo che l’Agenzia del Demanio si ricordi che dovrebbe stare dalla stessa parte – quella del vero interesse per la valorizzazione del territorio.

In attesa. Di cosa, lo dirà il futuro.

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