La Bertagnetta, ex ospedale pneumologico tra progetti abortiti e soldi scomparsi.

Oggi parliamo, ancora una volta, di sanità pubblica – argomento che ci sta particolarmente a cuore e che dovrebbe, ahimè, stare a cuore parimenti a coloro che ci governano. Ci spostiamo in Piemonte, precisamente nel vercellese, terra che già in passato abbiamo toccato con le nostre storie sull’abbandono. Siamo all’ex Istituto Pneumologico La Bertagnetta, costruito a cavallo tra il diciannovesimo e ventesimo secolo, una volta gioiellino in puro stile liberty – poco apprezzabile oggi nelle condizioni in cui si trova.

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Uno dei lunghi corridoi finestrati.

Sebbene oggi risulti quasi centrale come posizione a causa dello sviluppo urbano, ai tempi della sua costruzione l’area fu scelta per la sua tranquillità e contemporanea vicinanza alla cittadina. Ben 120 posti letto ed un grande e rigoglioso giardino, con panchine e fontane, dove i pazienti in via di guarigione potevano respirare e riposare in mezzo alla natura. Oggi il parco è una vera e propria giungla, si percorre a fatica persino per il breve tratto che dalla recinzione porta all’ingresso della struttura.

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L’umidità ed i suoi danni.

Dopo poco meno di un secolo di intensa attività – ricordiamoci di quanto forte fosse l’emergenza tubercolare ad inizio secolo – l’ospedale pneumologico ha chiuso i battenti nel 1990. Nonostante le ricerche, non abbiamo trovato alcun cenno alle motivazioni che portarono a questa decisione. Nel 2011 il caso di questo spreco edilizio – già ben noto a livello locale – passò alla ribalta nazionale grazie ad un servizio di Striscia la Notizia:  conduceva il servizio Brumotti, che intervistò anche il Dott. Vittorio Brignolio (Dirigente Generale dell’Asl Vercelli) per chiedere delucidazioni.

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La vecchia Cappella.

Brignolio specificò: “stiamo attendendo che qualcuno si occupi del suo recupero”. Possiamo dire che queste parole son ben più che attuali, visto che in questi lunghi nove anni non è cambiato assolutamente niente. L’odissea della Bertagnetta comincia, come tante delle nostre storie, con una dismissione mal gestita. E’ quanto meno indiscutibile che quando una struttura sanitaria di tal portata viene chiusa ci dovrebbe – condizionale d’obbligo – essere ben pronto un piano di recupero studiato approfonditamente. Ma siamo in Italia, ed in Italia abbandoni così scandalosi si susseguono continuamente – e proprio sotto i nostri occhi, basti citare il caso dell’Ospedale di Garbagnate (se non lo avete letto, rimando al mio articolo sempre su questo blog Ma-la-sanità? Malasanità.).

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La zona dove erano stati cominciati i lavori di ristrutturazione.

Torniamo dunque agli anni ’90, quando l’ospedale chiuse i battenti e ci si ritrovò con una imponente e funzionale struttura vuota da poter impiegare in diversi modi: si scelse di riutilizzare la Bertagnetta convertendola in un centro per anziani. Il progetto pareva sensato, la fattibilità dicevano ci fosse, i soldi anche – la Regione stanziò ben 5 miliardi: perchè non si partì? Non è chiaro, sembra che gli infiniti labirinti della burocrazia italiana abbiano inghiottito il progetto tanto velocemente quanto le piante ed i rovi fanno oggi con l’edificio della Bertagnetta. A metà anni ’90 nulla di fatto, ma per un certo periodo di tempo la struttura accolse ed ospitò profughi ruandesi (ricordiamo, nel 1994, il genocidio del Ruanda e la conseguente crisi dei Grandi Laghi).

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Il vecchio ascensore.

Finalmente nel 1996 partirono i lavori finanziati dalla Regione: l’impresa incaricata intascò il 10% di anticipo di legge e, signore e signori, si dileguò. A questo punto l’abbandono non riguardò più solo la struttura della Bertagnetta ma anche il progetto di riqualifica: insomma, l’abbandono nell’abbandono. Regione e Comune continuarono a rimbalzarsi la palla senza nulla di fatto, nel 2012 l’ASL – proprietaria della struttura e del terreno su cui sorge – vide svincolata la destinazione d’uso dell’immobile, prima ancorata al mero utilizzo sanitario, e cercò di vendere la proprietà senza successo. Ebbene, siamo oramai nel 2020 ma il nuovo decennio non porta novità sull’argomento: in questi anni diversi sono stati gli studi che hanno provato ad immaginare per la Bertagnetta uno scenario diverso: uno spazio verde, un centro multiculturale, una struttura per anziani – opzione come abbiamo visto già di prima scelta al momento della dismissione dello Pneumologico.

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L’ingresso dei bagni al secondo piano.

Purtroppo – come spesso accade se non si interviene subito e senza soluzione di continuità – è facilissimo che su un edificio dismesso di tali dimensioni l’abbandono prenda il sopravvento: la mancata cura e manutenzione degli edifici e degli spazi erode molto rapidamente le possibilità di rinascita, aumentando a dismisura i costi necessari per un eventuale recupero. È così che i rovi e le sterpaglie si sono mangiate letteralmente la Bertagnetta: il terreno ha anche ceduto in più punti, cosa visibile solo a chi entri fisicamente nella proprietà e si avvicini al perimetro dell’edificio. Per di più molte parti della struttura sono ormai pericolanti, vi sono scale rovinosamente interdette al passaggio, infissi divelti, voragini nei pavimenti.

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Saggezza popolare – o presunta tale – sui muri della Bertagnetta.

Non hanno aiutato quei pochi lavori di ristrutturazione effettuati dall’impresa di malaffare che si è intascata i soldi: alcune stanze sono puntellate, c’è qualche residuo di materiale edile qui e là. Come sempre succede, anche il degrado delle frequentazioni “alternative” non ha risparmiato quarte stanze: scritte fatte con le bombolette spray, bottiglie di birra, resti di nottate brave trascorse alla ricerca di un presunto brivido in più. Le stanze sono ormai quasi tutte vuote, resta qualche sedia a rotelle in mezzo ai corridoi stanchi – come se chi la usava si fosse, ad un tratto, alzato rendendosi conto di potersene andare coi propri piedi da un luogo tanto lugubre.

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L’ingresso della struttura.

Nel seminterrato si trova la camera mortuaria, con il tavolo dove i cadaveri venivano lavati ed all’occasione esaminati. Nell’atrio principale, di fronte a quella che ai tempi era una cappella, sono accatastati alcuni mobili – scrivanie, archivi. Qui è particolarmente interessante notare come il pavimento sia cosparso di documenti: si tratta di pratiche sanitarie che riportano dati sensibili – nomi, cognomi, indirizzi, patologie. E le date non sono poi così vecchie come potreste credere… Si tratta di materiale evidentemente ivi “riposto” dopo la chiusura dell’ospedale. Alla faccia delle politiche sempre più stringenti sulla privacy.

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Stemma in pietra che sormonta l’ingresso.

Purtroppo la Bertagnetta – come molti altri luoghi abbandonati – è meta anche del turismo del paranormale, non contiamo ormai più le stupidaggini che leggiamo sulle mura di certi luoghi dimenticati né i cimeli di presunti riti di vario genere che vi si ritrovano. Del resto, dico spesso, in un luogo abbandonato si finisce solitamente per trovare proprio quel che si andava cercando: l’appassionato di fantasmi registrerà voci e presenze, il fotografo troverà la sua ispirazione, gli sbandati un luogo da vandalizzare ed io, come spesso succede, qualche storia da raccontarvi.

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Rampe di scale.

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