I sanatori Bonoris: nel cuore, nessuna croce manca.

Cosa c’è di più attuale, in piena emergenza Coronavirus, che un viaggetto alla scoperta dell’ennesima struttura sanitaria che giace abbandonata nel nostro Bel Paese? Andiamo alla scoperta di un altro complesso di Sanatori, Dio solo sa quanto saremmo felici oggi di disporre di quei posti letto, per giunta in strutture solitamente ben collocate – isolate ed al tempo stesso ben collegate alle città. Sembra quasi che quelle finestre cadenti ci occhieggino per dirci: la tubercolosi è finita, ma qui siamo solo all’inizio – eppure voi ci avete lasciato marcire, noi edifici preziosi, noi presidi di salute, noi ospedali sapientemente disposti.
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L’esterno.
Cosa posso rispondere? La scarsa lungimiranza dell’uomo non mi ha mai sorpreso. Fossero state almeno riadattate queste strutture, potrei perdonarlo. Ma lasciate a se stesse a crollare letteralmente? No signori, questo è vergognoso, soprattutto in un momento di simile emergenza ci si deve rendere conto di quanto le “strategie” di accentramento, accorpamento e tagli alla sanità siano state assolutamente deleterie.
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Il grande terrazzo dove venivano esposti i pazienti alla luce del sole.
Siamo per giunta in territorio lombardo, colpito al cuore dalla pandemia. La mia terra, la mia amata terra che deve vedere cadere così tanti morti da non saper nemmeno dove mettere le bare – sì signori, le bare. Persino i forni crematori non riescono a stare dietro allo smaltimento delle salme nel territorio della provincia di Bergamo, eppure hanno esteso i turni e lavorano 24 ore. La colonna dei mezzi dell’esercito che porta le salme per lo smaltimento in altre Regioni spero di non doverla ricordare a nessuno.
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Una delle stanze dell’edificio più antico
Spostiamoci in territorio bresciano, precisamente a Borno, per scoprire il complesso dei sanatori Bonoris. Inaugurati nel 1934 sorgono in località Croce di Salven, il loro nome si deve al conte Gaetano Bonoris – banchiere italiano, deputato al Parlamento del Regno d’Italia. Nel 1923 il conte dispose un cospicuo lascito a favore della Congrega della Carità Apostolica, mirato ad istituire una fondazione che portasse il suo nome. 
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La sala delle radiografie – a sinistra lo stato attuale, a destra nel 1955 (archìvio dei Beni Culturali della Lombardia).
La Congrega si trovò ad amministrare un patrimonio veramente ingente: nel 1928 la Fondazione Conte Gaetano Bonoris fu riconosciuta da decreto e poté adoperarsi allo scopo di «promuovere e sussidiare istituti, enti e organizzazioni in genere, esistenti o futuri, delle Province di Brescia e di Mantova in parti uguali, che abbiano per fine anzitutto di prestare aiuto e protezione a minori e giovani privi del sostegno familiare, purché siano dotati di un ben definito indirizzo morale, civile e religioso, e provvedano, oltre che alla assistenza materiale alla loro educazione morale».
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Quel che rimane della Cappella.
«Qualora i redditi lo consentissero – prosegue lo statuto – potranno essere promossi e sussidiati istituti, enti e organizzazioni che assistono giovani disabili e ammalati» – articolo 3 dello statuto medesimo. Erano anni, insomma, in cui chi disponeva di grandi patrimoni spesso disponeva altresì di una coscienza etica notevole e di spirito caritatevole.
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Facciata esterna. Otre le fronde si intravede la data 1934.
L’area boschiva dove sorge questo complesso di Sanatori fu individuata negli anni ’30 dal Consorzio Tubercolare di Brescia per la costruzione di strutture di cura che si occupassero dei malati di TBC delle province di Brescia e Cremona: si tratta di un parco di ben 30.000 metri quadrati, dove negli anni sorsero strutture aggiuntive quali un cinema, uffici, percorsi pedonali curativi all’interno della bellissima abetaia. Nel 1934 troviamo attivi il Preventorio Infantile Bonoris e l’Istituto Climatico Cremonese: il primo dei due edifici fu gravemente danneggiato da un grande incendio divampato nell’inverno tra il ’42 ed il ’43.
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Le vetrate caratteristiche delle strutture sanatoriali.
Come ben sappiamo quando fu scoperta la penicillina come cura della TBC la funzione dei sanatori piano piano andò scemando. Ogni volta mi ritrovo a raccontare la stessa storia: una dismissione di queste strutture negli anni ’60-’70, il conseguente abbandono, progetti più o meno fantasiosi su come impiegare nuovamente gli edifici, aborti vari di aste e vendite e conseguente decadenza. Anche qui mi devo ripetere, come in altri articoli di questo blog in cui mi sono occupata di altre strutture sanatoriali: dopo la chiusura, i sanatori Bonoris – sempre in carico alle provincie di Cremona e Brescia – e l’area su cui sorgono sono stati messi all’asta due volte, nel 2009 e nel 2016. Entrambe le aste sono andate deserte, considerando anche che gli edifici sono protetti da vincoli di utilizzo dell’area posti dalla Soprintendenza ai Beni Architettonici – le strutture infatti, per quanto ormai cadenti, rappresentano un prezioso esempio di architettura stile liberty.
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Uno dei numerosi graffiti.
Chi oggi si avventura nell’abetaia che nasconde alla vista i due imponenti edifici si deve preparare ad assistere allo sfacelo. Tutto ciò che era asportabile è stato asportato, quel poco di arredo rimasto è stato riadattato dagli occasionali inquilini – writers, compagnie di ragazzi che si trovano insieme per una bevuta, vandali che si divertono a fracassare i pochi vetri rimasti intatti, e drogati che trovano pace per consumare le loro dosi. Come al solito chi più ne ha più ne metta. Naturalmente come sempre ci piace notare quanto la Soprintendenza difenda strenuamente le belle arti, soprattutto lasciandole cadere letteralmente in pezzi – della serie meglio un liberty crollato che un liberty tradito.
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Un’idea del riutilizzo degli spazi alla data odierna…
Naturalmente non sono così ingenua da voler agitare al vento l’abbandono di questi edifici come se fossero recuperabili in vista di questa attuale emergenza. Il punto non è che strutture sanitarie come questa siano o non siano recuperabili ora: il punto è che continuiamo, imperterriti, a scartare come immondizia spazi urbanistici che potrebbero essere rivisitati nelle funzioni ben prima che cadano in rovina – voglio pensare a questo proposito all’Ospedale Santa Corona di Garbagnate, e vi invito ad andare a leggere il mio articolo che lo riguarda proprio qui sul mio blog.
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Schierata contro l’abbandono!

Dovunque vi siano scandali come questo io ci sarò. Nel mio piccolo, con le mie fotografie e i miei articoli. Non servirà a cambiare le cose, soprattutto – ahimè – perchè parliamo della mia amata Italia; ma servirà a tenere alta la guardia. E’ proprio vero a volte che, bene o male, basta che se ne parli: così è per l’abbandono. Il mio interesse principale con questi piccoli reportage è svegliare qualche coscienza, fosse anche solo una tra chi mi segue e mi legge. Siamo in un Paese stupendo: bello, ricco in cultura e in risorse, ma disperatamente incapace di sfruttarle al meglio per il bene di tutti. Gli interessi economici dei pochi prevaricano come sempre il bene dei molti. L’accentramento delle strutture sanitarie ed i tagli abnormi apportati ai fondi destinativi sono stati negli ultimi anni molto più che scandalosi: mi auguro che ora molti più occhi di prima seguiranno con attenzione queste storie.

2 pensieri riguardo “I sanatori Bonoris: nel cuore, nessuna croce manca.

  1. Ho apprezzato molto questo tuo articolo e il tuo spirito di denuncia di questo scempio. Il territorio italiano è, purtroppo, ricco di edifici riversi in un grande stato di abbandono. Oltre ad essere amareggiata per lo spreco di risorse sono d’accordo con te quando scrivi che questi edifici avrebbero potuto avere almeno una seconda vita. Chissà se un giorno l’Itala si accorgerà di tutto questo..

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