Per sentieri dimenticati: la mulattiera Rossino-Erve.

La storia di un paese è legata a doppio filo alla storia delle vie di comunicazione che lo collegano al resto del mondo. Mai fu detta cosa più vera pensando ad Erve, piccolo comune in provincia di Lecco, in Lombardia: una gemma incastonata tra le montagne ai piedi del celebre Resegone. Erve conta 713 anime, e la strada che lo raggiunge finisce col paese senza prosecuzione alcuna. L’abitato, infatti, termina davvero a ridosso della montagna: da qui partono diversi sentieri, il più celebre quello che porta al rifugio Capanna Monza, noto soprattutto in quanto punto di arrivo della famosa gara Monza-Resegone che si tiene tutti gli anni – tranne, purtroppo, in questo disgraziato 2020.

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Panorama dalla Cappelletta del Corno

La carrozzabile che porta al paese salendo dal comune di Calolziocorte offre scorci veramente incredibili, in quanto è stata letteralmente scavata nella roccia e si affaccia, al lato opposto, sulla scoscesa e stretta valle della Gallavesa (dal nome del fiume che vi scorre). Fino al 1911 era possibile raggiungere Erve solamente tramite due mulattiere, ciascuna su uno dei due versanti della valle. Già nell’Ottocento si era ideato un progetto di strada per collegare Erve a Rossino, la frazione di Calolziocorte più vicina; progetto però abbandonato a causa degli alti costi che non risultarono sostenibili dal Comune.

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La carrozzabile in una vecchia cartolina d’epoca. In alto si vedono la cappelletta e la croce in legno.

L’Ingegner Palvis, facente parte  del Genio Civile, nel 1875 aveva già avuta l’idea di accorciare la mulattiera esistente sul lato Calolziese mediante l’aggiramento dello sperone montuoso del Corno, sul Monte Spedone, sul quale si inerpicava uno dei due unici percorsi esistenti. Nel 1907, complice una fortunata situazione economica, si riprese il progetto e lo si migliorò trasformando la mulattiera ipotizzata dal Palvis in una vera e propria carrozzabile costata ben 200.000 lire – spesa enorme per l’epoca. Partirono i lavori, ed ahimè costarono la vita a cinque minatori – che sono ancora oggi ricordati con una lapide, su uno dei tornanti che portano al paese.

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La croce in ferro posta sul Corno nel 1961.

La costruzione della strada impiegò otto anni per essere ultimata, fu inaugurata nel 1911 e successivamente asfaltata nel 1956. Rappresentò per l’epoca una vera e propria opera di straordinaria ingegneria civile ed aprì la valle al turismo, Erve infatti divenne meta gradita di milanesi e brianzoli alla ricerca di un luogo tranquillo e di aria buona. Il risultato ottimo si accompagnò però all’abbandono progressivo delle mulattiere, soprattutto di quella che da Rossino porta ad Erve oltrepassando il Corno. Si tratta di un percorso veramente molto suggestivo, la prima parte sale ripida a gradoni e appena guadagnato un po’ in altitudine offre scorci impressionanti del sottostante burrone che forma l’orrido della Gallavesa, un canyon profondo 150 metri.

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L’orrido della Gallavesa, appena prima della parte più stretta che conduce ad Erve.

Un meraviglioso ed antico ponte di pietra si staglia contro la roccia a metà circa del primo tratto di salita: uno dei passaggi più belli di questo sentiero dimenticato. Fu rinforzato prima della realizzazione della carrozzabile, in quanto proprio tramite questa mulattiera furono trasportate, in groppa ai muli, le enormi prime campane destinate alla Chiesa Parrocchiale di Erve.

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Il ponticello medievale allo stato attuale.

Sulla sommità del Corno attende l’escursionista una candida cappelletta, dedicata alla Vergine Maria Assunta: è visibile da molto lontano e segna un punto particolarmente panoramico sulla valle, al suo interno segnaliamo l’affresco realizzato nel 1981 che rappresenta proprio l’Assunzione.

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Particolare della vetrata della Cappelletta dell’Assunta, che si affaccia a valle.

Accanto alla cappella c’è anche una imponente croce in ferro, ivi deposta nel 1961 a sostituzione della precedente in legno. Da lì la mulattiera procede in falso piano addentrandosi nel fitto del bosco e giungendo sino al cimitero di Erve. Il tratto dal cimitero sino alla cappelletta era rimasto in uso grazie, soprattutto, alla devozione degli Ervesi ed alle cure dedicate alla piccola cappella.

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L’affresco del 1981 ed i lumini a testimonianza della devozione degli Ervesi.

 

Il tratto più bello però, quello che dalla cappella scende a Rossino, è rimasto abbandonato per un secolo – dimenticato anche da molti abitanti della zona, compreso il meraviglioso ponte medievale che veramente non conosce eguali nel circondario. Fortunatamente nel 2015 le amministrazioni comunali hanno operato diversi interventi di restauro e messa in sicurezza del percorso, tornando a renderlo agibile, grazie ad un ingente intervento economico ed alla collaborazione dei volontari. Purtroppo però, passato il fervore iniziale, il percorso è ricaduto nel dimenticatoio di molti – difficile vedere qualche escursionista percorrere il tratto che sale alla cappella da Calolzio, ed è un gran peccato considerandone la bellezza.

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Un altro scorcio del ponte medievale.

In troppi, residenti nelle vicinanze, non sanno nemmeno dell’esistenza del percorso. Eppure quelle sono le antiche pietre che han visto piedi e zoccoli salire, lentamente e con fatica, sino ad Erve per centinaia di anni. Pensare oggi che tutto ciò che doveva arrivare al paese doveva passare per questo ripido percorso ci dà la misura delle comodità odierne. La mulattiera del Corno fa parte di molti sentieri dimenticati, percorsi ormai invasi da rovi ed erbacce, tracce di un passato quasi sepolto che – se non ci affrettiamo a difendere – perderemo per sempre. Ogni anno, precisamente il 4 luglio, le associazioni Ervesi di volontariato eseguono la pulizia del sentiero in occasione della camminata “Quattro passi tra il Verde e i sapori di Erve”, che permette di riscoprire il territorio – purtroppo questa lodevole iniziativa mancherà all’appuntamento in questo sfortunato anno.

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Quando la strada non era asfaltata.

Quando saranno venuti a mancare i nostri anziani, gli unici depositari di queste invisibili mappe che attraversano il nostro territorio, calerà un sipario definitivo su questi antichi tracciati – che hanno assistito a migliaia di spostamenti quotidiani, incontri amorosi, fughe di guerra, azioni partigiane, trasporti eccezionali che oggi non saremmo in grado di replicare. E se nessuno li ricorderà, questi sentieri semplicemente e lentamente svaniranno – non se ne parlerà, non se ne scriverà, non se ne avrà cura.

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Tramonto sul lago di Olginate dal Corno.

La nostra zona è ricchissima di percorsi poco battuti e sull’orlo del baratro: un altro esempio della mia amata Italia minore. Aiutiamo la memoria a restare viva, sempre!  Speriamo con questo breve articolo di dare spunto a qualcuno per fare una gradevole passeggiata, trascorsa l’emergenza attualmente in corso. Una volta giunti ad Erve, inoltre, è possibile proseguire la camminata sulla mulattiera per Nesolio – cui è dedicato un altro mio articolo qui sul blog, vi invito alla lettura.

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Il Monte Spedone visto dalla mulattiera.

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