Oropa Bagni, la prima stazione termale italiana.

Gli interni del piano terra.

“Passare le acque” si soleva dire ai tempi, quando si andava a soggiornare per curarsi presso uno stabilimento termale. E pensare che le prime terme mai costruite in Italia furono proprio quelle di Oropa. Oggi il toponimo ci riporta col pensiero all’omonimo Santuario, dove viene venerata la famosa Madonna Nera, che avrebbe salvato il paese dalla peste del ‘600. Proprio nelle vicinanze del Santuario il dottor Guelpa, seguace di Priessnitz (padre dell’idroterapia ottocentesca in Europa) aprì nel 1850 uno stabilimento idroterapico di cui ancora oggi rimangono le rovine.

L’ala rimasta in piedi.

L’idroterapia visse nella seconda metà dell’Ottocento un vero e proprio momento di gloria in Italia, con la pubblicazione di molti studi sulle proprietà dell’acqua e sul suo utilizzo medico. La clientela degli stabilimenti come Oropa veniva curata con bagni parziali o totali, spugnature, massaggi, frizioni, getti d’acqua a diverse temperature e impacchi. Si affiancavano alle cure prettamente acquatiche anche esercizi muscolari e nuoto; nonché terapie di supporto come quella climatica, elioterapica (che diverrà fondamentale per la cura della TBC), elettrica (non dimentichiamo che siamo nel momento storico in cui si inizia a pensare di poter fare, con l’elettricità, proprio tutto.)

Uno dei saloni, con ancora visibili le decorazioni alle pareti.

Il dottor Guelpa partì con l’operare in una semplice casa di montagna, nel 1871 gli subentrò il dottor Mazzuchetti che intravide la possibile di trasformare lo stabilimento in una vera e propria struttura alberghiera di lusso – che offrisse non solo cure idroterapiche ma anche la possibilità di praticare la scherma, usufruire di una sala da ballo, di diverse sale da lettura e di una mensa. Arrivarono dopo anche comodità come l’ascensore e l’ufficio poste e telegrafo a disposizione della clientela. Naturalmente anche il contesto boschivo in cui Oropa era inserito fu valorizzato: furono realizzati e curati percorsi rilassanti nei dintorni dell’albergo, dove potersi immergere nel verde e respirare a pieni polmoni l’aria balsamica e fresca. Persino un giardino all’inglese poteva accogliere gli ospiti con la sua latteria, dove veniva servito il latte fresco delle mucche di Oropa – particolarmente indicato per tubercolosi ed anemia.

I numerosi crolli all’interni di quelli che, una volta, erano i lussuosi corridoio che davano accesso alle stanze.

La fortuna di Oropa Bagni si avvalse anche della celebrità del vicino santuario: il turismo devozionale e termale potevano facilmente attirare un grande pubblico, soprattutto dal 1911 – anno in cui fu realizzata la tramvia, che nel suo percorso toccava proprio Oropa Bagni. Molti furono gli ospiti illustri che camminarono per le sue lussuose stanze – la Duse, Carducci, Marconi.. ma poi la moda idroterapica passò, se moda la possiamo chiamare; e vien da dire che il termine sia appropriato visto lo sviluppo che negli ultimi anni hanno avuto le moderne terme. Negli anni ’30 già la crisi si sentiva, dovuta al fatto che il turista medio era ormai alla ricerca d’altro – e molti alberghi potevano offrire ben di meglio in quanto a contesto, pensiamo a quelli delle località marittime della vicina Liguria. Negli anni ’50 il declino era oramai inarrestabile ed il complesso fu venduto. Lo stabile fu utilizzato per un certo periodo come colonia estiva e chiuse definitivamente nel 1978.

Il corridoio centrale, come si può notare i piani superiori sono ormai quasi inesistenti.

Da quel momento in poi la storia di Oropa Bagni cambiò, non più fatta di lampadari di cristallo, linde tovaglie di lino e fregi liberty. Negli anni ’80 si sviluppò un incendio che coinvolse un’ala intera del complesso, un incendio sicuramente doloso, causato da qualche occupante. Qualche ritrovamento poco chiaro – animali and co. – e l’incendio misterioso et voilà, il satanismo fu servito. Erano anche anni in cui il satanismo era di moda, e sicuramente un luogo lugubre e contemporaneamente affascinante come le rovine di Oropa avrà attratto un certo tipo di frequentazioni (più o meno goliardiche). La fama di Oropa Bagni divenne presto oscura, quasi si trattasse di un’antitesi al vicino santuario – un luogo di culto del demonio. Certo che il Piemonte, ed il Biellese nel particolare, non sono estranei nemmeno oggi a vicende riguardanti presunti satanisti e compagni di merende: un paio di anni fa’ proprio vicino ad Oropa sono state profanate delle tombe, i cadaveri smembrati ed abbandonati nelle vicinanze delle bare.

Forse l’unico demonio che abbiamo incontrato.

Lasciando per un attimo fuori il maligno dalla nostra storia il povero bistrattato complesso di Oropa Bagni è passato ad essere da affresco della Belle Epoque a rudere, una cui ala è stata persino abbattuta in quanto troppo pericolante. Ma resta ben poco ormai di non pericolante per chi si volesse avventurare in una visita. Quel che è certo è che nessun recupero, a differenza di altri casi da noi trattati, è ormai più possibile. Non ci resta che assistere, letteralmente, al disfacimento – sperando (o no?) che non si porti via la testa di qualche imbecille intento a dar fuoco ad un gatto nero.

Oropa bagni in una cartolina d’epoca.

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