La frana eterna: le contrade di Spriana e quell’evacuazione del ’65.

Non tutti i borghi dimenticati hanno la fortuna – o sfortuna? – di diventare famosi. Qualcuno rimane, per così dire, minore sino all’ultimo: è questo il caso di alcuni piccoli nuclei agricoli in Valmalenco, che giacciono nell’ombra a guardare le frotte dei turisti – i quali si riversano sempre sui sentieri più noti,  da che mondo è mondo.

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Tutte le foto di questo articolo sono state scattate nella contrada abbandonata di Bedoglio. Scaletta di legno nel vuoto.

Qui le chiamano contrade, e sono ben nove quelle che compongono il comune di Spriana: la più nota è Scilironi, che cattura lo sguardo di chi sale in auto verso Chiesa. E’ un gruppo di antiche case abbarbicate alla roccia del Monte Foppa, ancora abitate e ben curate, che d’inverno vengono illuminate sapientemente creando un impareggiabile panorama natalizio. I veri proprietari del paese qui sono i gatti, sornioni e sospettosi, che se ne stanno sdraiati pacificamente ma non mi perdono di vista mentre risalgo gli antichi viottoli.

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La madia, probabilmente svuotata in gran fretta nel secolo scorso.

Le contrade più piccole che compongono Spriana sono abbandonate, e le cause del loro abbandono sono diverse. Innanzitutto la carreggiabile non le ha mai raggiunte – tranne due, Centro e Marveggia (ancora abitata). La difficile accessibilità le ha protette ma anche condannate allo spopolamento. Le case poi sono per maggior parte veramente costruite a ridosso della roccia, con terreni di dimensioni ridotte e molto scoscesi, ed assenza di grandi prati –  di conseguenza le famiglie che vi abitavano faticavano ad allevare il bestiame e coltivare la terra.

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Balconi ormai soffocati dai rovi.

Due delle contrade non sono mai state raggiunte dall’elettricità, a sopperire alla magra economia contribuiva il contrabbando, che con l’instaurarsi del Regno d’Italia ha segnato davvero la storia delle famiglie della Valmalenco: con la vicina Svizzera si contrabbandavano zucchero, caffè e tabacco. Il declino delle contrade di Spriana è stato però sancito definitivamente nel 1965, quando il comune decise di evacuare tutte le famiglie di alcuni nuclei di case a causa di una  frana.

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Alberi cresciuti letteralmente nei muri.

Si tratta di un distaccamento di ben 70 milioni di  metri cubi i cui movimenti maggiori si sono rilevati negli anni ’60 e negli anni duemila, costantemente monitorato dalla Protezione Civile, ed al centro di numerose polemiche per lo stato – pessimo – di avanzamento dei lavori di messa in sicurezza della montagna. Cominciati nel 1986, i lavori per la costruzione di due bypass che dovrebbero risolvere la situazione di pericolo si sono arenati col dispiacere e la rabbia degli abitanti – giustificata anche dal fatto che son ben 60 i milioni di euro che per l’opera sarebbero già stati spesi.

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La meravigliosa stradina centrale di Bedoglio.

Nel 2008 l’impresa responsabile dei lavori aveva chiuso i cantieri non ricevendo più fondi dallo Stato – non sembra una storia già nota, già raccontata? Ma sì, è il leitmotiv delle grandi opere pubbliche italiane. Senza contare che, sino a che la situazione non verrà risolta, nonostante l’evacuazione delle contrade in caso di distaccamento della frana rimarrebbero in pericolo Scilironi (ancora abitata) e Sondrio stessa; perchè senza che sia ultimata la galleria le acque del fiume Mallero tracimerebbero riversandosi giù per la valle.

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Non esiste più confine alcuno tra mura ed alberi.

Nel salire verso la dimenticata Bedoglio, mentre il caldo e la sete mi fanno misurare attentamente ogni passo, ho modo di pensare a queste famiglie strappate letteralmente alle loro case: case povere e senza comodità, ma pur sempre case. Le loro case. Arrivata alle uniche due cascine abitate vengo accolta dall’allegro abbaiare di un cane e da una giovane donna dal sorriso bellissimo. Chiedo se la direzione è giusta, e nel frattempo varca la soglia un’anziana signora per vedere chi mai sia arrivato in un luogo dove, evidentemente, non molti turisti vanno a passeggiare.

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La meravigliosa fontana lavatoio.

Spiego il perchè del mio interesse, lo sguardo della signora si vela – ci abitava mio padre. Sono solo quattro parole, ma molto amare. Perchè la casa del padre di questa signora è proprio lì, vicina, ad un tiro di schioppo potremmo dire – e contemporaneamente così inaccessibile. Un crudele scherzo del destino. Mi dirigo verso le case abbandonate con una certa tristezza nel cuore, come sempre quando lo sguardo  sull’abbandono da anonimo si fa personale.

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Scorci di vita contadina.

Siamo ancora qui, penso. Ancora una volta davanti alle lodevoli iniziative di molti – i comitati di cittadini ed esperti che premono per la messa in sicurezza del territorio, le associazioni che promuovono camminate conoscitive e visite guidate alle contrade – e sotto il peso dell’indolenza di pochi. Che, ahimè, sono sempre i pochi che contano. Un caso? No, una costante in un Paese che raramente premia in base al merito.

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Finestre come occhi su altre vite.

Come consiglio finale vi invito a consultare le pagine seguenti, onde prendere spunto per una visita diversa dal solito alla bellissima Valmalenco. Come dico sempre, dalla maggiore conoscenza di questi luoghi chissà mai che salti fuori, prima o poi, qualcosa di buono. Io ci credo.

http://www.ecomuseovalmalenco.it/la-valle/i-comuni/spriana/

http://www.ecomuseovalmalenco.it/la-valle/i-comuni/spriana/

 

 

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